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IL PROGETTO

Massimo CODATO,
46 anni, dal 2002 amministratore delegato di ABO Project, anno in cui assieme ad altri amici imprenditori ha dato vita a un realta' che nasce come braccio operativo di ABO Associazione, un'associazione scientifica esistente gia' da diversi anni che si occupa dello studio dei biomarcatori, sostanze ritrovabili nei liquidi biologici del paziente che permettono di fare diagnosi precoce dei tumori, oppure una stadiazione o il follow-up per le persone colpite da questa malattia.

La molla che ha fatto nascere ABO
La nascita di ABO Project é stata dettata, come tante cose importanti della nostra vita, da una sensazione personale. In famiglia zii nonni e cari amici erano stati toccati da questa piaga ed e' scattata una motivazione legata al fatto di chiedersi: 'Ma possibile che la scienza non riesca a trovare la causa e, di conseguenza, anche la terapia e la metodologia giusta per poter sconfi ggere la malattia?'. Questa sorta di scommessa nasce anche dal fatto che mi sono occupato di comunicazione e marketing per conto di moltissime aziende italiane e tra queste svariate associazioni non-profit. Mi e' capitato di conoscere un cliente rivoltosi a me per un’operazione di comunicazione; questo cliente é il presidente di un’associazione denominata ABO e risponde al nome del dottor Massimo Gion. Mi invita ad una presentazione della sua attivita' e mi colpisce in particolar modo il fatto che questo ricercatore avesse gia' intuito che nel rapporto con i sostenitori fosse importante non tanto farsi dare soldi a pioggia, ma rendicontare ad ognuno uno specifi co progetto di ricerca. Lo slogan che era gia' stato coniato prima del mio arrivo era 'Adotta un ricercatore' o 'Adotta un progetto di ricerca'. La cosa che mi colpì molto fu il fatto che da una parte ci fosse questa voglia quasi sacra di sostenere la ricerca e di trovare nuove soluzioni per portarla velocemente al letto del paziente, dall’altra quella di creare un rapporto di trasparenza e di mutua solidarieta' con il ricercatore. Dunque mi sono chiesto: 'Che cosa posso fare io per questo?'. L’esperienza che avevo maturato nella mia vita professionale mi diceva che applicando una serie di conoscenze del marketing e dell’organizzazione d’impresa, creando risorse e costruendo rete, si poteva sicuramente dare un ausilio a questa componente scientifica che gia' aveva uno spessore importante. ABO Project nasce da queste considerazioni: dal fatto di coinvolgere molti imprenditori, la rete delle proprie conoscenze e delle proprie relazioni, al fine di mettere assieme un gruppo di partenza a cui negli anni si sono aggregati via via altri imprenditori e altre imprese.

I primi compagni di viaggio?
In prima persona, come singoli o alla guida delle loro aziende, Dario Aggio, Pierluigi Aluisio, Maria Luisa Baldan, Luciano Bazzato, Giuseppe Mattiazzo, Fabrizio Bettiol, Giuseppe Bicchierai, Riccardo Borghetto, Federico De Stefani, Lucio De Majo, Ennio De Vecchi, Luca Fiorini , Elisabetta Fogarin, Mauro Rossato, Massimiliano Galante, Stefano Grosso, Eduardo Liccardi, Pierluigi Mengo, Patrizia Piarotto, Giancarlo De Lazzari, Paolo Trovo', Paolo Scaroni, Lorenzo Marinese, Giannino Lorenzon, Giorgio Barosco, Eleonora Zerbo, Stefano Tositti, Guido Ferro, Costante Marinzulich, Davino De Poli, Sergio Stevanato e, naturalmente, Massimo Gion.

Qual e' la sfida di ABO?
La sfida che ci siamo posti fin dall’inizio era, come richiamato anche dallo slogan, sconfiggere il cancro entro il 2010, ed ora al 2010 siamo prossimi. In realta' quello slogan stava a significare: arrivare ad una alta probabilita' di cura. Devo dire che in questi 7-8 anni i passi avanti sono stati veramente tanti, non e' un segreto che io nel 2005, ironia della sorte, sia stato colpito da questa malattia e mi sia salvato, quindi vuol dire che di fatto ci si puo' curare e guarire. Ma per riuscire in questo dobbiamo ovviamente puntare alla diagnosi precoce, perché sappiamo che quanto piu' i tumori sono piccoli, tanto piu' alte sono le probabilita' di curarli e sconfiggerli, ed e' per questo che gia' dal 2007-8 ABO Project ha raggiunto il primo grandissimo traguardo, che e' quello di avere addirittura inventato nuovi strumenti per la produzione di radioisotopi, macchine che sono in corso di trasferimento tecnologico e che nel giro del 2010 arriveranno negli ospedali. E’ un risultato assolutamente importante che va nella direzione della promessa che ci eravamo fatti. E’ evidente che nel momento in cui noi facciamo diagnosi precoce tutto e' piu' facile. Ad esempio attraverso il Pap test e' stato sconfitto quasi del tutto il tumore dell’utero: questo sta a significare che chi non effettua il Pap test, e quindi mai si controlla, potrebbe ancora oggi morire di questo tipo di tumore. Quindi il messaggio 'sconfiggere il cancro' un messaggio che da una parte va in una direzione scientifica, dell’altro in una direzione di pratica e di cultura di ognuno di noi. E’ proprio in questo senso che si muove la partnership iniziata nel 2009 con la Lega Italiana Tumori, il maggiore ente italiano nella prevenzione oncologica, con l’ambizione di portare in azienda dei medici che promuovano la cultura della prevenzione e del buon uso delle conoscenze scientifiche, per far sì che queste siano applicate da tutti noi nel quotidiano. In questo modo si possono scovare i tumori quando ancora sono inoffensivi o parzialmente offensivi, e quindi sconfiggerli prima che loro sconfiggano noi.

ABO descritto alla gente
Io faccio sempre un esempio: la differenza tra un meccanico dell’officina automobilistica e noi automobilisti emerge nel momento in cui c’e' da mettere le mani sulla centralina. Cose di questo genere le fa il meccanico, perché chiaramente noi automobilisti non abbiamo l’esperienza per poterlo fare. E’ evidente pero' che se noi saliamo in macchina, giriamo la chiave, notiamo che la luce all’interno e' fioca e sentiamo che il motorino di avviamento fa fatica a partire, comprendiamo che la batteria e' scarica. Ecco, quello che non accade nella civilta' normale: mentre l’automobile e' un bene di consumo durevole, ma prima o poi la si cambia, o si fa il tagliando, la stessa cura purtroppo non l’abbiamo per noi stessi. Mancano spesso e volentieri la cultura elementare di tutte quelle cose che sono di conoscenza non strettamente medica, ma che devono riguardare la buona cultura. Parafrasando gli automobilisti, direi che tutti noi che guidiamo la meravigliosa macchina del corpo umano, che chiaramente ci appartiene, dobbiamo mantenerla nel migliore dei modi, ed aver voglia di acculturarci sempre.

Quale il punto di forza di ABO?
Il punto forte di ABO e' il contatto tra ricercatore e imprenditore, cioe' il potersi occupare della salute delle aziende inteso come prevenzione dei tumori, quindi fare qualcosa di concreto per la collettivita'.

Cosa significa sostenere la ricerca, chi dovrebbe farlo?
Lo voglio dire con quella frase molto celebre di J.F.Kennedy “non preoccuparti di quello che lo Stato puo' fare per te, preoccupati di piu' di quello che tu puoi fare per il tuo Stato”. Credo che questa frase sia molto efficace e molto attuale, perché la nostra salute non puo' essere una materia di competenza esclusiva dell’amministrazione pubblica, in quanto tutti noi ne dobbiamo essere responsabili. Tutti noi dobbiamo contribuire a sostenere la ricerca, e' un atto di responsabilita' civile prima che di responsabilita' sociale. L’unico problema che dovrebbe porsi il cittadino e' verificare dove finiscono questi denari, se la ricerca e' di qualita' o meno, chiedere notizie sui progetti di ricerca, capire chi sono i ricercatori che ci lavorano. ABO questo lo fa per statuto, lo fa per il proprio impegno sociale, mette a conoscenza su tutto cio' che fa, come lo fa, questa e' la sua caratterizzazione di fondo. Certo, un imprenditore puo' decidere se sostenere la ricerca ABO piuttosto che qualche altra nobile associazione o fondazione, questo fatto fa parte della possibilita' della pluralita' della facolta' di ognuno di noi, l’importate é sostenere la ricerca.

Il ricordo piu' bello
Il giorno in cui sono stato ricevuto dal presidente della Repubblica, il giorno in cui siamo stati premiati come la giovane azienda italiana piu' innovativa, dopo solo due anni dalla nascita di ABO Project.

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