
Quali sono state le prime persone che ha conosciurto in ABO, i primi compagni di viaggio?
Prima di tutto un consulente che ha seguito la prima fase di selezione e poi Massimo Nacchi che era il responsabile commerciale.
Qual e' secondo lei la sfida che ABO si e' posta fin dall’inizio?
La sfida iniziale era quella di sconfiggere il cancro entro il 2010. Ovviamente era una sfida di tipo imprenditoriale, tutti sapevamo che non si poteva raggiungere questo obiettivo. Penso che fosse comunque importante defi nire un traguardo temporale e poi ritrovarsi, a bocce ferme, per capire esattamente cio' che era stato fatto nell’arco degli anni. In particolare quali erano i risultati raggiunti sia dal punto di vista scientifico, attraverso l’Associazione ABO ed il dottor Massimo Gion, sia circa lo sviluppo del modello imprenditoriale di raccolta fondi. Bisognava capire se era quello giusto, anche perché eravamo l’unica organizzazione a muoversi secondo queste logiche, tutte le altre Fondazioni o Associazioni che si fi nanziavano attraverso il fundraising si rivolgevano in prevalenza al consumatore fi nale tramite eventi ed iniziative di Direct Marketing.
Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
Sono ormai trent’anni che il Dottor Gion porta avanti la ricerca scientifi ca nel campo delle biotecnologie con risultati importanti, riconosciuti a livello italiano e internazionale. Un altro successo del dottor Gion e' stato la costituzione ed il coordinamento di un Network Scientifico Internazionale che collega i piu' prestigiosi centri di eccellenza di ricerca sul cancro. La lungimirante scelta strategica di mettere in rete studi ed esperienze ad alto livello scientifico si e' rivelata vincente. In effetti solo attraverso il collegamento di piu' enti e la condivisione dei risultati si puo' sconfiggere una malattia cosi' difficile. Oggi il fatto che ABO Project sia stata trasformata da SPA in Fondazione consente di muoverci a 360° per quanto riguarda le fonti di finanziamento dei progetti, ci consente forse un dialogo diverso con la gente, anche se nella sostanza non cambia il senso etico e di servizio che ci ha accompagnato fino ad oggi. Continueremo ovviamente a rivolgerci alle aziende, ma potremo anche impegnarci nella raccolta del '5 per 1000', o utilizzare altri canali di comunicazione/raccolta che si apriranno attraverso questa svolta che ritengo assolutamente importante per lo sviluppo della nostra attivita'.
Qual e' il punto di forza di ABO? Dal punto di vista di un fundraiser, quali pensi siano i fattori apprezzati dai sostenitori?
Cio' che ha conquistato le aziende e' stata sicuramente la trasparenza. Gli imprenditori hanno apprezzato molto il fatto di seguire un progetto dal nascere, ricevere lo stato di avanzamento lavori, conoscere i ricercatori e poter incontrare il dottor Gion, uno dei massimi esperti mondiali nell’ambito dei biomarcatori tumorali. In un mercato come quello del sociale in cui e' difficile capire dove vengono effettivamente destinate le risorse, poter garantire chiarezza nel loro utilizzo e' stato, e sara' veramente, un valore aggiunto importante. D’altra parte ci sono attivita' di comunicazione e marketing, come ad esempio l’abbinamento del marchio o l’organizzazione di eventi congiunti, che per ora hanno sposato solo poche aziende.
Cosa significa oggi sostenere la ricerca?
Le societa' che in questo contesto storico sostengono la ricerca lo fanno proprio perché hanno una marcia in piu': un imprenditore che ha conosciuto il problema da vicino oppure che ha un’attenzione al sociale veramente molto elevata. Per cui nell’attuale momento di crisi economica chi comunque abbraccia la ricerca lo fa con un alto senso di responsabilita' ed e' assolutamente da premiare.
Secondo lei a chi spetta il compito di sostenere la ricerca?
Essendo un problema cosi' ampio non possiamo relegarlo esclusivamente al pubblico o all’Universita'. La partnership pubblico privato secondo me, in questa fase, e' l’unica in grado di dare una risposta seria e concreta al problema. Ed il binomio scienza-impresa adottato da ABO e' particolarmente innovativo!
Un momento che ricorda particolarmente
Ritengo che l’attivita' che svolgo tutti i giorni, a contatto con imprenditori validi e sensibili, sia sempre stimolante. Se devo estrarre un momento particolare, posso dire la Festa del Redentore: e' un’occasione aziendalmente importante per tutti. Riunisce il sistema scientifico e il sistema imprenditoriale, fa il punto della situazione sui risultati scientifici e, per un imprenditore abituato a vedere soltanto me, dimostra che c’e' un’organizzazione che si muove all’unisono ed e' focalizzata a raggiungere il massimo risultato.