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LE TESTIMONIANZE

Guido BENATI,
55 anni, di cui 33 spesi in ambito lavorativo nel grande mondo delle arti grafi che. Titolare e amministratore di Printedita srl, societa' di servizi di comunicazione con oltre 10 mln di fatturato nel 2008. La moglie Luisa dal 2000 e' contitolare e gestisce tutto il settore fi nanziario e amministrativo. Ama la musica in quasi tutte le sue declinazioni e adora i cavalli da quando suo fi glio Andrea ha scelto quel particolare sport come lavoro, invece del grafico. Vive in Valpolicella, provincia di Verona, angolo di terra che produce vini squisiti.

Quali sono state le prime persone che ha conosciurto in ABO, i primi compagni di viaggio?
Sicuramente il primo e' stato Michele Peyrani, promotore, diventato nel tempo anche un amico. Poi il dott. Massimo Gion, straordinario nell’entusiasmo e nella disponibilita' verso le persone che sostengono ABO. Da Lui ho appreso e condiviso la differenza tra il fare una donazione (benefi cenza) e l’impegno concreto e tangibile del proprio fare sociale.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
Diffondere lo sviluppo nella ricerca scientifica ma anche la cultura del suo finanziamento. Trasferire velocemente i risultati positivi della ricerca nei luoghi di cura, al paziente. Sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori etici della ricerca e del contribuire tutti affi nché cio' avvenga in maniera veloce.

Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
Una sfi da ambiziosa, un segno distintivo tra i tantissimi e utilissimi modi per aiutare la ricerca. Non basta un SMS a Natale per poter dimenticarci del cancro, dobbiamo combatterlo ogni giorno e ogni giorno dobbiamo sentirci in tanti a lottare. In pochi anni ci siamo resi conto delle problematiche ambientali ed ecologiche,faccio diffi colta' a capire come cio' non si trasferisca in modo diretto sull’uomo, vero soggetto protagonista da difendere.

Qual e' il punto forte di ABO?
Riuscire a coinvolgere le persone e le imprese periodicamente, illustrando efficacemente i risultati attesi e quelli ottenuti. In questo modo si ha la percezione tangibile del partecipare tutti alla stessa gara.

Cosa significa oggi sostenere la ricerca?
Un dovere sociale, un passo culturale fondamentale nella direzione del progresso: quello in cui non contano soltanto i numeri dei fatturati raggiunti ma la qualita' di vita delle nuove generazioni, del nostro futuro…a misura d’uomo. Da vecchio scout mi sento di condividere il famoso motto di lord Baden Powell: . Ecco forse la mia generazione qualche pensiero dovrebbe averlo.

Secondo lei a chi spetta il compito di sostenere la ricerca?
Spetta a tutti. In forma e misura differente ma spetta a tutti, istituzioni comprese ovviamente. Oltre 10 anni fa quando si comincio' a parlare di tassare lo smaltimento degli imballi a carico delle imprese ci fu malumore e difficolta': oggi e' una cosa normale e accettata da tutti. Stessa cosa avvenne con la proibizione del fumo negli ambienti chiusi. A maggior ragione se parliamo di proteggere gli esseri umani.

Il momento del suo rapporto con ABO che considerea essere stato il piu' bello?
Quando ho ricevuto il consueto e periodico report dei progetti finanziati e mi sono accorto che il primo progetto finanziato da Printedita del 2006/2007 definiva lo stato avanzamento lavori: 100% completato. Un momento davvero emozionante condiviso con tutto il nostro gruppo di lavoro.

 

Alessandro JESSE,
E' presidente della Jesse SpA, operante nel settore dell'arredamento per la casa ormai da molti anni. Nell'azienda lavorano anche le due sorelle Paola e Francesca. Da molti anni hanno affiancato il padre, venuto a mancare l'anno scorso, che e' stato il fondatore dell'azienda assieme allo zio. La societa' produce mobili per la casa moderni di alto livello, ha un fatturato che sfiora i 50 milioni di euro e conta 270 dipendenti.

Quali sono state le prime persone che ha conosciuto in ABO, i primi compagni di viaggio?
Il primo in assoluto e' stato Amedeo Berton, colui che mi ha avvicinato alla realta' di ABO Project ancora quattro anni fa. Mi ha convinto ad entrare in questa realta' e quindi a fi nanziare i progetti di ABO Project, mi ha spiegato che il mio poteva essere davvero un aiuto concreto e diretto alla ricerca. Quasi tutti, in un modo o nell’altro, siamo coinvolti emotivamente in questa iniziativa perché abbiamo degli amici dei parenti che hanno vissuto queste problematiche. Ma, oltre a questo, anche per dare una immagine e un rilievo etico-morale all’azienda, costruire quindi un livello diverso anche nel rapporto con la clientela e la societa' a cui ci si rapporta. Poi ho conosciuto anche altre persone che lavorano in ABO Project, prima Massimo Codato e il professor Gion, poi tutto lo staff. Ho anche partecipato ogni anno all’evento del Redentore a Venezia e ad alcuni dei convegni che avete organizzato, quindi ho avuto possibilita' di conoscere molti altri sostenitori che condividono con me questa esperienza.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
La sfida di sconfiggere il cancro entro il 2010, mi sembra; ormai al 2010 siamo vicini, ma la speranza e' sempre l’ultima a morire, anche se tutti sapevamo che la data era stata posta in modo provocatorio. Molti progressi sono stati fatti, e infatti anch’io sostengo personalmente dei progetti, uno é concluso, l’altro lo stiamo portando avanti adesso. In un certo senso stiamo investendo, non ci sono utili, ma diamo una buona immagine dell’azienda e facciamo qualcosa di concreto per la societa'.

Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
ABO é un’organizzazione che, attraverso i finanziamenti di aziende private, si propone di fare ricerca contro malattie oncologiche che colpiscono gran parte della popolazione. E questo avviene con l’appoggio di ospedali, universita' e di enti di ricerca, come ad esempio l’istituto Mario Negri in cui ho conosciuto anche il professor Silvio Garattini, che e' stato molto gentile nell’illustrarmi tutta la storia di questo Istituto e i passi in avanti che si stanno facendo nella ricerca. Conoscere direttamente chi fa ricerca per chi sostiene e' un passo molto importante, ti fa sentire parte della squadra.

Qual e' il punto forte di ABO?
Il bello di ABO Project é che si puo' seguire direttamente l’avanzamento dei progetti e quindi osservare da vicino i progressi che sono stati fatti in questo ambito. È la parte piu' importante perché altre realta' simili chiedono finanziamenti a fondo perduto, cioe' senza fornire alcun riscontro di quanto si elargisce loro. Invece qui un riscontro c’é, si sa in mano a chi finiscono i finanziamenti e come vengono utilizzati.

Cosa sigifica oggi sostenere la ricerca?
Sostenere la ricerca e' finanziarla, in sostanza questo, ma anche appoggiarla partecipando a convegni con la propria presenza, per dare dignita' al lavoro di chi si impegna nella ricerca ed ai progressi che si fanno in questo campo. Dimostrare ai ricercatori che non sono soli, ma che quello che fanno e' per tutti.

Secondo lei a chi aspetta il compito di sostenere la ricerca?
Il pubblico dovrebbe essere il principale sostenitore, ma in Italia la ricerca e' finanziata molto poco dal sistema pubblico, che ha scelto altri indirizzi in cui impiegare i fondi dello stato. Quindi e' importante che ci sia anche il sostegno dei privati, e che questo dia un incentivo maggiore alla ricerca e porti ai ricercatori gli strumenti necessari per proseguire i loro studi. Credo che si debba imparare che non ci sono compiti solo di alcuni, ma che per far funzionare bene un sistema tutti siano chiamati a fare qualcosa.

Il ricordo piu' bello?
I due incontri che ho avuto a Milano con la dottoressa Mariagrazia Daidone che ha seguito il nostro progetto ora terminato, e poi con il professor Silvio Garattini. Inoltre, di recente nei convegni Donna e' prevenzione abbiamo assistito alle testimonianze di tre donne che hanno avuto un’esperienza diretta con la malattia. In genere l’incontro con coloro che beneficiano direttamente del sostegno di ABO ci aiuta a capire.

 

Ismaele MASON,
52 anni, dirigente aziendale della E+ Costruiamo Insieme, ha cominciato l'attivita' parecchi anni fa ed ha avuto l'opportunita' e la grande fortuna di entrare in un'azienda aperta alla crescita ed alle collaborazioni esterne, cosa non molto frequente in tante aziende che vogliono rimanere sotto il rigido controllo familiare.

Quali sono state le prime persone che ha conosciuto in ABO, i primi compagni di viaggio?
La prima persona che ho conosciuto e' stato Massimo Nacchi, incontrato alcuni anni fa tramite un altro socio sostenitore ABO Project. E’ stato lui a contattarmi e ad illustrarmi tutto il programma e le iniziative di ABO Project. In seguito, in occasione di eventi, ho avuto l’occasione di incontrare Massimo Gion, ed e' stato un incontro molto piacevole.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
Una sfi da molto ambiziosa: rendere partecipi gli imprenditori del territorio, peraltro abbastanza vasto dato che sicuramente ABO si rivolge almeno a tutto il nord Italia, di iniziative che almeno nel passato appartenevano ad altri ambiti, non certo quello delle imprese.

Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
Questo l’ho fatto anche ieri in occasione di un incontro in cui si parlava di altri enti che operano a favore del sociale. ABO e' un ente serio ed onesto, che opera in un campo molto importante e delicato e che merita per ora tutto il nostro supporto.

Qual e' il punto forte di ABO?
Quello che mi convince innanzitutto e' la vicinanza, anche territoriale e con le persone: so chi sono, dove sono e mi par di sapere cosa fanno. Dall’altro lato abbiamo avuto l’opportunita', anche durante la visita al nuovo ospedale dell’Angelo di Mestre, di vedere, incontrare, toccare con mano i progetti che ABO sostiene. In un momento in cui molti spacciano per nobile quello che nobile non e', e' molto importante poter giovare di tutta questa trasparenza.

Ritiene che il contributo della sua azienda sia in mani sicure?
Si, ho questa sensazione. Anche dal materiale che mi viene fornito, dalle persone che vedo interessate e coinvolte, dalla stessa partecipazione che condivido con altri sostenitori, ritengo che sia un buon modo per investire delle risorse.

Cosa significa oggi sostenere la ricerca? Secondo lei a chi spetta il compito?
Sostenere la ricerca significa farsi protagonisti in ambiti in cui sappiamo il nostro paese non eccelle certamente, né a livello europeo ne' mondiale, ma non per qualita' del lavoro svolto, bensi' per i sostegni che ottiene. Trovo quindi giusto che anche le aziende in qualche modo vengano coinvolte nell’ambito di progetti strutturati, credibili e seri e chiamate a dare il loro contributo. E’ assolutamente fondamentale che la ricerca proceda e se lo Stato, che sappiamo purtroppo dispone di risorse limitate e che in molti versi e' incapace di utilizzarle nel migliore dei modi, si arrende, allora e' giusto che si facciano avanti privati.

Il momento del suo rapporto con ABO che considera essere stato il piu' bello?
La visita al nuovo ospedale dell’Angelo a Mestre. Abbiamo avuto l’opportunita' innanzitutto di conoscere i volti di cui si sentiva parlare, ma dei quali non si aveva percezione visiva. Quindi il primo elemento positivo e' stato questo di un riscontro diretto, di un contatto con le persone. In secondo luogo e' stato mostrato un progetto straordinario come quello dell’ospedale. Inoltre abbiamo anche visto come si sta muovendo il Veneto, in particolare l’ospedale di Mestre che e' considerato uno dei piu' avanzati d’Europa. Questo mi ha fatto ricredere su alcune mie convinzioni precedenti: comincio a pensare sia vero il fatto che la sanita' veneta stia un po’ alla volta guadagnandosi posizioni di eccellenza. Sapere che ABO Project spinge in tale direzione, mi rende orgoglioso di fare parte di questo gruppo.

 

Laura PIVA,
La Cartiera Bompani e' una azienda di famiglia fondata dal nonno che ora si trova alla terza generazione. Laura Piva, oltre ad essere Presidente della societa', si occupa della parte amministrativa, mentre della parte che riguarda la produzione se ne occupa il marito Giovanni.

Quali sono state le prime persone che ha conosciuto in ABO, i primi compagni di viaggio?
La persona che mi ha proposto questo progetto e che mi ha illustrato di cosa si occupava ABO Project e' stato Filippo Bertozzi. Dopo di lui anche amici in zona che hanno aderito all’iniziativa proposta, con i quali abbiamo parlato di questa avventura. Poi c’e' Massimo Gion, che abbiamo sempre visto e' sentito volentieri illustrare i progetti in occasione del Redentore.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
La cosa che a me e' piaciuta immediatamente era che non venivano dati soldi ad una associazione che li gestiva senza che io potessi controllarne l’esatto utilizzo, ma veniva direttamente sponsorizzato e seguito un ricercatore. Secondo me era la cosa piu' interessante, quella che io ho ritenuto la sfi da principale, e cioe' affi dare soldi a chi quotidianamente opera sul campo. Questo sì che é sostenere la ricerca.

Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
Direi che fi nalmente c’e' una associazione seria che effettivamente sta dando una grande mano alla ricerca.

Cosa le piace di ABO?
Il punto forte di ABO e' sostenere una persona o un gruppo di persone concentrate su una determinata ricerca. Inoltre, é molto importante che periodicamente si venga informati sullo stato di avanzamento della ricerca stessa. Certo, questo non significa raggiungere necessariamente dei risultati positivi, perché la ricerca, purtroppo, non da' sempre questa garanzia, ma e' interessante avere un riscontro diretto e avere piena trasparenza. Di solito chi sostiene viene lasciato fuori dal processo scientifico, finanzia e basta. Avere invertito questa rota e' stata una bella sfida.

Cosa significa oggi sostenere la ricerca?
Sostenere la ricerca significa innanzitutto impegnarsi per gli altri, tutti siamo interessati dall’argomento che stiamo trattando, direttamente o indirettamente. Nella lotta contro il tumore ciascuno nel proprio piccolo deve fare qualcosa. E ABO in fondo é proprio questo, stiamo facendo un po’ tutti qualcosa, soprattutto in Italia dove i fondi per la ricerca sono veramente pochi, seguire delle persone che dedicano la propria vita alla ricerca e allo studio credo sia la cosa fondamentale.

Secondo lei a chi spetta questo ruolo?
In Italia gli stanziamenti sono pochi, la famosa fuga di cervelli probabilmente c’e' perché i cervelli ci sono ma non hanno i fondi per portare avanti i loro studi, sviluppare le conoscenze e applicarle. Il sostegno alla ricerca spetterebbe forse piu' di tutti alle istituzioni pubbliche, tuttavia visto che questo non avviene spetta a tutti noi cercare di fare qualcosa, sia ai privati cittadini sia alle imprese. Le imprese, al di la' del momento critico e difficile che speriamo passi, forse hanno piu' possibilita' di fare gruppo del singolo cittadino e quindi possono contribuire maggiormente. E’ per questo che e' mi sono impegnata.

Il momento da ricordare?
Ricordo sempre con grande piacere, non avendo potuto assistere a tutti gli eventi a cui sono stata invitata, la manifestazione collegiale a cui ho sempre partecipato la festa del Redentore. E’ bello perché ci si confronta con imprenditori che vengono da settori diversi e si incontra il mondo scientifico e della ricerca. E questo é sempre un piacere, si capisce realmente di appartenere ad una squadra.

 

Silvia ADAMI,
Da circa 10 anni ricopre nella sua azienda un ruolo commerciale; si occupa del coordinamento dell'ufficio vendite e dell'export. La sua e' un'azienda familiare che si occupa di produzione e commercio di contenitori in plastica multiuso per vari settori, dal chimico, all'alimentare all'ospedaliero.

Chi l’ha introdotta in ABO?
Sono entrata in contatto con la realta' ABO Project tramite Filippo Bertozzi che era responsabile di questa area, nonché amico. Ho avuto modo di incontrare la parte scientifi ca in occasione della festa del Redentore, e così di conoscere un po’ meglio la realta' ABO. Filippo ci ha sempre portato i risultati delle ricerche, quindi e' sempre stato un po’ lui l’intermediario, il vero fi lo conduttore tra il mondo scientifi co e noi imprenditori.

Quale e' il messaggio che le comunica ABO?
Il messaggio piu' importante e' che la lotta contro il cancro si nutre di ricerca e che la ricerca ha bisogno di ingenti fi nanziamenti. La sfida penso sia ottenere fondi costantemente, in modo da fare ricerca mirata e di qualita'. Per realizzare questo progetto ABO ha pensato di coinvolgere le aziende che possono anche veicolare, tramite la loro immagine, il marchio ABO e fare quindi un passaparola vincente.

Perche' un imprenditore dovrebbe raccogliere il messaggio lanciato da ABO?
ABO e' un’organizzazione seria e mi sembra anche ben strutturata; se dovessi promuoverla, direi che un punto forte e' il fatto di comunicare ai fi nanziatori gli stati di avanzamento dei progetti. Questo crea coinvolgimento e testimonia la serieta' e trasparenza con cui viene svolta la ricerca. Inoltre il fatto di abbinare l’immagine aziendale alla responsabilita' sociale, e' un aspetto positivo anche per le aziende.

Cosa significa oggi sostenere la ricerca?
Ritengo sia un contributo prezioso ed indispensabile. Come sappiamo in Italia i finanziamenti per la ricerca sono esigui, se non ci fosse un intervento dei privati e quindi in questo caso delle aziende, penso si avrebbero scarsi risultati e in tempi molto piu' lunghi.

A chi spetta il compito di sostenere la ricerca?
E’ un compito che spetta a tutti nei limiti delle proprie possibilita' anche perché purtroppo queste malattie riguardano tutte le famiglie e di conseguenza tutti noi siamo potenzialmente direttamente interessati.

Il momento piu' bello?
Ci sono stati vari momenti, ma il momento che sicuramente per me e' stato il piu' significativo, é stato la consegna dello stato di avanzamento dei lavori del primo progetto che abbiamo sostenuto sui marcatori del tumore al seno. E’ stata la testimonianza tangibile del progredire e dell’avanzare della ricerca. Un bel momento, ripeto, perché questa e' una formula diversa rispetto a quella cui noi precedentemente eravamo abituati, e penso che sia la formula vincente per ABO.

 

Luigi DALPASSO,
56 anni, ingegnere chimico, laureato a Padova nel 1976 col massimo dei voti, sposato, due fi gli studenti universitari. E' amministratore delegato dell'azienda Solvay Padanaplast. E' entrato nel gruppo Solvay nel 1978 e non ha piu' lasciato il gruppo dove ha ricoperto diverse funzioni tra Ferrara, Milano, Bruxelles: ultimamente ha gestito un'azienda come amministratore delegato prima a Torino e, poi, dal 2000 a Parma dopo l'acquisizione della societa' Padanaplast.

Quali sono state le prime persone che ha conosciuto in ABO, i primi compagni di viaggio?
La prima persona e' stato chi e' venuto a propormi la collaborazione, il sostegno ad ABO. E’ Bertozzi la persona con la quale ho tutti i contatti: e' con lui che parlo dei progetti di ricerca, é lui che mi porta i risultati ottenuti, che mi suggerisce come e cosa sostenere. E’ in pratica il mio punto di riferimento dentro ABO. Avevo sentito parlare di Abo all’associazione industriali di Parma, ma era una cosa molto lontana, direi che ho iniziato a conoscerla quando lui e' venuto a trovarmi. Poi ho conosciuto Massimo Gion, l’ho visto a qualche convegno. Ma io sono a Parma, un po’ lontano dal cuore di ABO ed e' molto diffi cile per me poter partecipare alle iniziative che vengono promosse. Qualche volta approfitto del fatto che sono veneto e che mia moglie e' di Chioggia per partecipare alla serata del Redentore, dove ho l’occasione di incontrare non solo i rappresentanti dell’ABO ma anche ricercatori italiani ed internazionali che lavorano ai svariati progetti di ricerca.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
Mi ricordo che quando Bertozzi venne a trovarmi per la prima volta, mi disse che ABO intendeva sconfi ggere il cancro entro il 2010. Era lo slogan coniato per allora, credo fosse il 2003-2004. Chiaro che non si puo' pensare di sconfi ggere il cancro in tutte le manifestazioni in un periodo così breve, ne ero consapevole, ma almeno si possono mettere in atto cure mirate, e su queste ci sono dei progetti di ricerca.

Qual e' il punto forte di ABO?
Direi che il rapporto che ABO ha con le aziende e' estremamente serio e corretto. Si e' presentata come una fondazione che cercava fondi per sovvenzionare delle ricerche mirate sul cancro. Il punto forte che presentava rispetto ad altre fondazioni e' la trasparenza che ha nel mostrare i progetti di ricerca. Poi da' un feedback sullo stato di avanzamento dei lavori e porta all’imprenditore anche le conclusioni, che possono essere positive o negative. La sensazione che ha l’azienda sostenitrice e' che quei soldi sono stati spesi con oculatezza, non sono stati consumati inutilmente. Spesso, quando si fa una donazione non si sa bene per che cosa, non si puo' sapere dove finiranno i soldi. Invece, direi che il punto forte di ABO e' proprio la trasparenza.

Come descrive ABO ai suoi collaboratori?
I dipendenti sanno che la Padanaplast da' dei fondi a un’associazione che si chiama ABO che ha lo scopo di sponsorizzare progetti di ricerca contro il cancro. Anche questa e' trasparenza. I miei collaboratori e dipendenti sanno che viene fatto tutto alla luce del sole, con dei progetti che sono conosciuti e con uno stato di avanzamento dei lavori che e' noto, ad esempio come quando abbiamo ricevuto la relazione dello studio sulla ricerca sulla mammella. Ho informato di tutto il mio personale e devo dire che ha fatto loro estremamente piacere. Inorgoglisce vedere che l’azienda investe su attivita' sociali, perché ogni famiglia purtroppo ha avuto un rapporto con il tumore.

Cosa significa oggi sostenere la ricerca?
Per me sostenere la ricerca significa dare alle persone la speranza che i mali di oggi in un futuro non ci saranno piu'. E aiutare chi studia a raggiungere questo obiettivo.

Chi deve sostenere la ricerca?
A mio avviso spetta a tutti perché ognuno ha delle responsabilita'. Le ha lo Stato che dovrebbe chiaramente investire sulla ricerca medica, ha delle responsabilita' la collettivita', le hanno le aziende stesse. Il concetto di un coinvolgimento della societa' deve essere esteso alla ricerca verso le malattie. Si puo' essere impegnati nel sociale sponsorizzando avvenimenti culturali od altro , ma anche pensando alla salute delle persone. Spetta anche al cittadino contribuire, per quanto gli é possibile, a sostenere la ricerca.

Il ricordo che non si dimentica?
Mi piacerebbe dire il prossimo. Il piu' bello del passato onestamente non saprei visto che sono stati tutti molto interessanti ma il piu' bello sara' quando si arrivera' veramente a trovare delle soluzioni importanti per la salute delle persone. Quello sara' il piu' bello, quindi io guardo al futuro.

 

Claudia SILVESTRI,
Vice presidente della FBR Elpo, ruolo che ricopre circa da una ventina di anni.

Come e' venuta a contatto con ABO?
Abbiamo conosciuto ABO project durante un incontro all’Unione industriali di Parma. In seguito a questo incontro abbiamo ricevuto una telefonata; io avevo discusso con il Consiglio di Amministrazione per capire se c’era interesse o meno, e abbiamo detto di sì, per cui e' stato fi ssato un appuntamento. Per noi non era possibile seguire un intero progetto da soli, pero' ABO Project ha fatto in modo che ci fossero molti sponsor a sostegno di uno stesso progetto, per una cifra accettabile e pagabile nell’arco di due anni. Così é nato il rapporto tra noi e ABO, e ormai sono cinque anni che lo seguiamo.

Quali sono stati gli incontri piu' significativi con il mondo ABO?
Ci sono stati vari altri incontri tra i sostenitori e i ricercatori, ma noi non siamo a due passi, un anno abbiamo partecipato anche alla festa del Redentore. Partecipiamo a tutti gli incontri che possiamo per tenerci aggiornati e informati sui progetti che sosteniamo.

Qual e' secondo lei la sfi da che ABO si e' posta fi n dall’inizio?
Ho visto che sono molto concentrati sul discorso dei biomarcatori, cioe' un tipo di studio che vuole riuscire a individuare la cellula tumorale in una fase molto molto iniziale del suo sviluppo. Trovo che questo approccio sia moto interessante e innovativo.

Con poche parole, come descriverebbe ABO alla gente?
Mi piace fare un paragone: e' come se fosse un ricercatore serio ed affidabile, molto preciso nelle comunicazioni e disponibile a fornire qualsiasi tipo di informazione, che noi peraltro non abbiamo mai richiesto perché riteniamo davvero che lavorino perfettamente e adeguatamente. Pero' mi piace la trasparenza: chiunque voglia conoscere o contattare il responsabile della ricerca puo' contattarlo anche direttamente, sono a disposizione per qualsiasi tipo di informazione.

Qual e' il punto forte di ABO?
La chiarezza ed l’affidabilita'. Cosa significa oggi sostenere la ricerca? Sostenere la ricerca significa permettere alla gente di vivere in modo migliore e desiderabile.

Secondo lei a chi spetta il compito di sostenere la ricerca?
Sostenere la ricerca e' compito del pubblico, pero' le risorse scarse sono in quasi tutti i paesi e la ricerca non va avanti senza il supporto privato perché ha dei costi altissimi. L’Italia forse soffre anche perché il privato e' entrato in gioco solo recentemente: fino a pochi anni fa un’azienda che faceva un investimento di questo tipo non poteva detrarlo nella dichiarazione dei redditi. Era “fare del bene” e basta. Invece, il contratto sul progetto che ha fatto ABO Project permette di spesare integralmente il contributo che viene dato, e questo e' fondamentale per un’azienda. La presenza della mia azienda e di molte aziende in un’opera del genere a favore del sociale e' assolutamente positiva. Piuttosto che spendere in tanti piccoli gadget riteniamo che forse sia piu' utile fare gruppo attorno a progetti scientifici di questo tipo.

Il momento del suo rapporto con ABO che considera essere stato il piu' bello?
Il momento piu' significativo e' stato vedere la costanza della progettazione, perché allo scadere dei due anni ABO si e' presentata con altri progetti, per cui abbiamo ricevuto un chiaro segnale della continuita' della ricerca, che non e' mai stata lettera morta, ma anzi un continuo divenire.

Le farebbe piacere incontrare Gion o qualche altro scientifico, magari in occasione di un evento ABO?
Certo, anche se Il nostro primo problema e' il tempo. Il mio scopo in qualita' di vicepresidente e' far andare avanti l’azienda con 70 persone che lavorano, 70 stipendi ogni mese. Purtroppo questi obiettivi mi allontanano da altre cose che vorrei fare. Ma non fa certo venire meno il mio impegno a favore della ricerca, che credo essere fondamentale.

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