
Come e' venuto a contatto con il mondo ABO?
I primi contatti li ho avuti con Massimo Codato, amministratore delegato di ABO. Ho cercato di trasferire la mia competenza in diversi contesti, dai rapporti col board scientifico di ABO Associazione, alla pianificazione della ricerca, all’impostazione dellacontrattualistica per i progetti di ricerca, agli stati di avanzamento lavoro. Ho svolto anche funzione di collegamento con l’interfaccia imprenditoriale, soprattutto nei primi tempi, svolgendo attivita' divulgativa sui progetti scientifici all’interno delle aziende o nel corso di eventi particolari dedicati alla promozione nel circuito industriale di questo nuovo modello, che ha preso piede con prepotenza proprio per le sua caratteristica di creare un fi lo diretto tra ricercatore e sostenitore. E’ stato un modello assolutamente vincente e innovativo rispetto a come solitamente viene effettuata la raccolta fondi.
Qual e' la sfida che si pone ABO?
La sfi da che ABO si e' posta sin dall’inizio era quella di raggiungere risultati evidenti ed applicabili con successo per il miglioramento dei determinanti di salute della popolazione. Uno dei progressi piu' importanti compiuto grazie alla ricerca ABO Project é la massa critica di dati proveniente dallo studio dei markers tumorali, di rilevanza tale da consentire al gruppo di ricerca guidato dal nostro Direttore Scientifi co Massimo Gion di contribuire per un quarto alla formulazione delle linee guida mondiali sull’utilizzo dei biomarcatori, pubblicate sulle maggiori riviste scientifi che internazionali. Questo comporta che i biomarcatori, in tutto il mondo, sono analizzati secondo gli standard formulati in queste linee guida. Questo é un risultato assolutamente visibile e importante.
Che parole userebbe per spiegare il ruolo di ABO alla gente?
ABO e' un’organizzazione nel senso stretto della parola, “organizzazione” significa qualcosa di coordinato, che segue delle regole e che opera con coerenza. In Italia, dove ci sono moltissime organizzazioni dedite alla raccolta fondi, la Fondazione ABO si affaccia con le giuste credenziali, con una storia e con un modello che si basa sulla perfetta trasparenza nella gestione e nell’utilizzo delle risorse destinate alla ricerca. La vedo come uno dei protagonisti all’interno del contesto italiano per il sostegno alla ricerca contro il cancro, e in particolare alla ricerca di trasferimento, che si affianchera' ad istituzioni con una notevole storia come l’AIRC e che, pero', seguono indirizzi scientifici diversi e praticano un modo di raccogliere fondi differente da quelli di Fondazione ABO.
Quindi, qual é il punto di forza di ABO?
Trovo piu' punti forti in ABO: l’estrema trasparenza nella gestione dei fondi, l’aderenza a logiche imprenditoriali e di project management nella conduzione della ricerca, così come, di conseguenza, l’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse. Altro punto forte e' il fatto di lavorare pianificando la ricerca e mirando a un risultato finale, che puo' anche essere negativo, ma che comunque ci aiuta ad individuare percorsi alternativi per ottenere in futuro risultati positivi. L’elemento veramente di novita' sta nel condurre la ricerca con mentalita' di impresa, elemento che tuttora nelle istituzioni manca.
Cosa significa sostenere la ricerca e a chi spetta questo compito?
Questo e' un argomento molto importante. Secondo gli accordi di Lisbona, ogni paese dell’UE dovrebbe impiegare il 3% del Pil nel settore della ricerca, non solo medica. Il rapporto tra sostegno alla ricerca contro il cancro pubblico e privato negli Stati un po’ piu' evoluti, come Germania ed Inghilterra, e' al 50 e 50; in Italia tuttora non riusciamo a raggiungere questo tipo di bilanciamento, abbiamo ancora una sproporzione tra la parte governativa e quella privata. L’orientamento che l’Italia dovrebbe assumere in questo momento é l’intrapresa di una manovra collaborativa fra pubblico e privato, sino a raggiungere quel 50-50 che farebbe davvero la differenza.
C’e' un momento che ricorda in modo particolare?
I momenti di maggior partecipazione sono stati quelli di pianificazioni dei grandi progetti strategici, occasioni in cui s’intravede un’opportunita' diversa, la crescita dell’azienda, una concentrazione degli entusiasmi di chi ci lavora dentro. Ecco, non un momento solo, ma periodi.